venerdì, 30 marzo 2007, ore 20:54

Mi parli di Amore.
Di quell'Amore al di là del bene e del male.
Gioia e Dolore nella ricerca e profondamente sublime nel suo silenzio.
Un Amore che non può essere descritto dal naturale accoppiamento dei sessi opposti.
Un Amore che comprende qualsiasi campo e qualsiasi dimensione.
Mi parli di Amore.
Di quell'Amore che conoscerò nel tempo,ripercorrendo minuti e secondi sprecati,
ripercorrendo minuti,secondi e ore passate
a raggiungerlo.
Traccia in ogni singolo attimo e nascosto dalle forme più infime
dell'umana natura.
Condizionato da parole,pianti e respiri ansimanti.



"E come potrebbe essere un dio chi è privo della bellezza e della bontà?" "In nessun modo, a quel che pare".
"Vedi dunque", incalzava, "che anche tu pensi che Amore non sia un dio?" "E cosa sarebbe allora", rispondevo, "un
mortale?" "Niente affatto".
"Ma cosa allora?" "Come si diceva prima", rispondeva, "un qualcosa di mezzo tra mortale e immortale".
"Cosa dunque, Diotima?" "Un gran demone, Socrate. Infatti tutto ciò che ha parte del demone sta in mezzo al divino
e al mortale".
"E qual è il suo potere?", le chiedevo io.
"Di far capire agli dèi e di trasmettere loro quel che viene dagli uomini e agli uomini quel che viene dagli dèi, di
quelli invocazioni e sacrifici, di questi i comandi e i compensi per i sacrifici.
Il mezzo tra questi e quelli colma l'esistente, dì modo che il tutto è strettamente collegato con se stesso. Suo tramite
avanza la mantica tutta e la dottrina dei sacerdoti riguardo i sacrifici, le celebrazioni dei misteri, gli incantesimi, ogni
sorta di divinazione e di magia. Il dio non ha relazione con l'uomo, ma attraverso Amore avviene ogni contatto e
dialogo tra gli dèi e gli uomini o quando vegliano o quando dormono. Chi è sapiente in tutte queste cose è un uomo che
ha parte del divino, chi lo è in qualche altra cosa, nelle arti o nei mestieri manuali, è solo un artigiano. Questi demoni
sono parecchi e d'ogni specie. Uno di essi è anche Amore".
"E suo padre e sua madre chi sono?", chiesi io.
"è piuttosto lungo da esporre", rispose, "ma te lo dirò.



Amore

Quando venne al mondo Afrodite gli dèi si radunarono a banchetto e fra gli altri vi era anche Poro, figlio di
Metide.
Dopo che ebbero banchettato, siccome c'era stato un grande pranzo, venne Penia a mendicare e se ne stava sulla porta. Poro, ebbro di nettare - il vino non c'era ancora - se ne andò nel giardino di Zeus, e appesantito dal cibo, si addormentò.
Penia dunque, tramando per la sua indigenza di concepire un figlio da Poro, si stese accanto a lui e rimase incinta di Amore.
Anche per questo è seguace e servitore di Afrodite essendo stato concepito nel genetliaco di essa e
poiché per natura è amante del bello, e Afrodite è bella, Amore dunque perché è figlio di Poro e di Penia è stato posto in tale sorte.
Per prima cosa è sempre povero, e manca molto che sia delicato e bello, quale molti lo reputano: è duro,
sudicio, scalzo, senza casa, sempre nudo per terra, e dorme sotto il cielo presso le porte o per le strade, e poiché ha la
natura della madre si trova a convivere sempre con l'indigenza.
Secondo l'indole del padre invece sempre insidia chi è
bello e chi è buono;
è coraggioso, protervo, caparbio, cacciatore terribile, sempre dietro a macchinare qualche insidia,
desideroso di capire, scaltro, inteso a speculare tutta la vita, imbroglione terribile, maliardo e sofista. Per natura non è
immortale né mortale e talora nello stesso giorno fiorisce e vive, quando prospera, ma talvolta muore e resuscita ancora,
proprio per la natura del padre; e quel che accumula sempre si dilegua, tanto che Amore non si trova mai né in povertà né in ricchezza, e si trova sempre in mezzo a sapienza e ignoranza.
La cosa infatti sta così : nessuno degli dèi fa filosofia, né desidera essere sapiente; lo è già, né, se vi è qualcun altro
sapiente, fa filosofia, né d'altra parte gli ignoranti fanno filosofia, né desiderano diventare sapienti.

Poiché proprio in questo sta l'aspetto più ostico per l'ignoranza, il fatto che chi non è né buono né bello, né assennato ha la convinzione che tutto gli basti.
Pertanto chi non pensa di trovarsi nell'indigenza non può desiderare quello di cui non pensa di aver bisogno".
"E chi sono dunque", chiesi io, "o Diotima, quelli che si mettono a fare filosofia, se non lo fanno i sapienti né gli ignoranti?"
"Questo", mi rispose, "è chiaro ormai anche a un bambino, e sono quelli che si trovano in mezzo a questi
due gruppi, tra i quali va posto anche Amore.
La sapienza infatti, appartiene al novero delle cose più belle, e Amore è
amore riguardo al bello, tanto che è necessario che Amore sia filosofo e, essendo anche filosofo se ne sta in mezzo al sapiente e all'ignorante.
Anche di tutto questo per lui è causa la sua nascita, perché il padre è sapiente e ricco di risorse,
la madre invece non è sapiente e si trova sempre in ristrettezze.
E la natura di questo demone, o caro Socrate, è questa.



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Eventualmente sia,
luce nel risveglio.
Gravidanza e gestazione della filosofia nuova.
LucedelleSei
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venerdì, 16 marzo 2007, ore 17:11

Prima che sia domani ritrovo un tua carezza,
era nascosta in fondo all'anima.

I giorni e i mesi l'avevano offuscata,trascurata
come se nulla fosse mai successo.

Come se la vita stessa voglia costantemente
darti e costantemente toglierti.

Non è impressione allora,
è realmente così che la vita si comporta.

Tra preoccupazioni e gioie che,nell'andare delle nostre anime,
si mescolano in un abbraccio a tratti avvolgente e a tratti distruttivo

Io sono serenamente convinto.
Convinto che la vita sia in sè gioia e dolore e che le rinunce

parti da lasciare nel nostro incedere sul sentiero della maturità
parti da lasciare e ritrovare chissà,inaspettatamente,

diano modo d'amare una verità nuova e nulla di passato.

E per questo,
tutto questo

vogliamo privarci dello splendido panorama che la stessa vita ci ha offerto?
E' perdendoci e ritrovandoci che scopriremo il nostro io più profondo.

Insieme nelle nostre entità
insieme nella nostra solitudine esistenziale.

Nella gioia e nella tristezza della lontananza
composta da giochi di sguardi e di lettere

Io sono qui.
Cuore e Anima nel tempo

dell'infinito.



Io non ti proclamero' mai amore eterno, perche' tu sei gia' ora l'eternita' della mia anima.

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E una donna domandò: Parlaci del Dolore.
Ed egli disse:
Il dolore è la rottura dell'involucro che racchiude la vostra comprensione.
Come il nocciolo del frutto deve rompersi,affinchè il suo cuore possa stare al sole,così voi dovere conoscere il dolore.
Se voi in cuore sapeste continuamente meravigliarvi dei miracoli quotidiani della vostra vita,il dolore non vi sembrerebbe meno ammirevole della gioia;
E accettereste le stagioni del cuore,come avete sempre accettato il passar delle stagioni sui campi;
E vegliereste con serenità negli inverni del vostro dolore.

Gran parte del vostro dolore viene scelto da voi stessi.
E' l'amara pozione con la quale il medico dentro di voi guarisce il vostro io malato.

Perciò abbiate fede in lui e bevete il suo rimedio in silenzio e tranquillità:
Poichè la sua mano,sebbene dura e pesante,è guidata dalla tenera mano dell'Invisibile,
e la coppa che porge,malgrado scotti le labbra,è stata modellata con la creta che il Vasaio ha inumidito con le Sue sante lacrime.


( da "Il Profeta" di Kahlil Gibran )





LucedelleSei
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